Amianto e Marina Militare. Processo Marina2 a Padova, imputati di diversi reati alti ufficiali della Marina Militare. Assodipro parte civile al processo, relazione di Assodipro su udienza del 19 sett.

Informazione esclusiva Assodipro, parte civile per i propri iscritti
A cura di Sergio Longo Coordinatore Amianto per Assodipro   
All’udienza del 19 settembre u.s. sono stati interrogati i testi Malacalza Mauro, Battaglioli Antonio e Toscano Andrea.
Il teste MALACALZA MAURO, tecnico della Prevenzione e dipendente Azienda USL n.5 “Spezzino” dal 1989, attualmente occupato presso l’unità Operativa Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, Nucleo operativo Porto e Navalmeccanica, è membro del “GRUPPO REGIONALE AMIANTO” con sede in Regione Liguria nonché membro del “GRUPPO INTERREGIONALE” che si occupa della PRESENZA DELL’AMIANTO NELLE NAVI IN GENERE. Il teste ha riferito che, all’interno del “Nucleo Porto e Navalmeccanica”, lo stesso riveste il ruolo di tecnico referente per l’attività istituzionali svolte all’interno dell’area dell’Arsenale Militare di La Spezia, in particolare dell’attività di bonifica e di rimozione dell’amianto dalle navi; ha dimostrato una singolare esperienza nel settore, producendo voluminosa documentazione di bonifica dell’amianto in numerose navi. Il Malacalza ha affermato che all’epoca veniva applicata una Circolare della Marina Militare che asseriva la NON COMPETENZA in tale ambito (ARSENALE MILITARE) delle Aziende USL; detta circolare non fu mai concretamente “superata”, ma si addivenì alla soluzione che comunque l’Azienda USL attuava l’attività di VIGILANZA in materia antinfortunistica ed, in particolare, per quanto riguardava l’attività autorizzativa e il rilascio dei nulla osta per le bonifiche d’amianto. Il teste ha poi riferito che è stato utilizzato amianto nella costruzione di quasi tutte le navi costruite almeno fino all’entrata in vigore della Legge 257/92, specificando che dal 1995 ad oggi lo stesso ha seguito direttamente alcune centinaia di interventi di rimozione e/o bonifica di amianto o di materiale contenente amianto presente a bordo delle navi della Marina Militare. L’amianto è un materiale, afferma ancora il teste, che in ambito navale è stato ampiamente utilizzato almeno fino agli inizi degli anni ’90 per la protezione delle parti calde, degli impianti che necessitano di coibentazione (impianti acqua calda, vapore), ma anche per le coibentazione di impianti che non necessitavano di essere coibentati. La prova di quanto detto è costituita dai numerosi interventi di bonifica e di rimozione. DI FATTO LE NAVI MILITARI AVEVANO PRESENZA DI AMIANTO PRESSOCHE’ IN TUTTI I LOCALI. Addirittura, dalla documentazione dei PIANI DI LAVORO, si può osservare che nel corso del tempo sono stati allestiti decine di cantieri per la scoibentazione in decine di parti separate e distinte della nave stessa.
Ancora, il teste ha affermato che l’esposizione alle fibre di amianto del personale imbarcato sulle navi della Marina Militare Italiana è CERTA. E’ SICURAMENTE CERTA. Il personale predetto si è trovato a vivere per periodi temporali anche lunghi in ambienti confinati, ristretti, dove l’amianto era presente anche in situazione di avanzato degrado. 
Infine, per le loro caratteristiche costruttive, le navi militari sono asservite di impianti di ventilazione che facilitano la movimentazione e la diffusione di polveri e fibre (anche di amianto) in tutti i siti, volumi, locali, reparti della stessa. 
 
Il teste TOSCANO ANDREA, AMMIRAGLIO DI SQUADRA DELLO STATO MAGGIORE, si occupava della condotta e dell’impiego dei sommergibili e di alcune navi. Lo stesso ha riferito che, quale Comandante di unità Navale, negli anni ’80 e ’90 non era conoscenza e non gli fu data informazione né formazione di problematiche legate all’amianto e all’esposizione a tale materiale del personale di equipaggio
Il teste ha riferito di non aver memoria, sempre relativamente a quel periodo, di disposizioni di Forza Armata con oggetto “amianto”, né per il suo utilizzo, la sua sostituzione, né su come comportarsi o quali misure precauzionali/preventive adottate in caso di sua presenza, di sua manipolazione, di sua sostituzione. L’Ammiraglio dice poi che obiettivamente, in caso di normale conduzione dell’Unità Navale, l’amianto era comunemente segregato (incapsulato, confinato, adeguatamente rivestito) a specifici locali, impianti o apparecchiature. Pertanto, afferma il teste, non sorgeva l’esigenza di intervenire sullo stesso, salvo eccezionali “avarie”, tra l’altro mai occorse durante i menzionati periodi di imbarco e Comando. Né tantomeno gli “Ufficiali di Macchina” dell’epoca lo portarono a conoscenza o all’attenzione di eventuali problematiche sempre legate alla presenza/utilizzo di amianto o materiali contenenti amianto.   
Infine il teste ANTONIO BATTAGLIOLI, ex dipendente civile del Ministero della Difesa, ha prestato servizio presso il Laboratorio Chimico dell’Arsenale Marina Militare di La Spezia dal 1975 al 1999, con ruolo dei Chimico della Marina. Il teste si è occupato di amianto nel periodo dal ‘75 all’86 per collaudi in accettazione di partite di amianto e dopo tale data sino al 1999 per le indagini, le analisi, i controlli ambientali e la sorveglianza dei cantieri di scoibentazione eseguiti sia a terra nello stabilimento sia a bordo delle navi. La Marina Militare Italiana ha comperato AMIANTO almeno fino al 1985. Ciò, afferma il teste, sarà verificabile consultando i Registri del MODELLI 38 presso l’ex Servizio Controllo e Collaudi. 
Ancora, il personale che espletava a bordo le funzioni di MECCANICO, MOTORISTA ED ELETTRICISTA è stato quotidianamente esposto all’amianto sulle Unità Navali della Marina Militare Italiana costruite fino alla prima metà degli anni ’80, nelle quali l’amianto era presente MASSICCIAMENTE. Il teste ebbe a constatare innumerevoli volte, recandosi direttamente all’interno di tali unità navali, che vi erano coibentazioni di amianto almeno nelle seguenti parti delle navi: LOCALI MACCHINE (motori, tubolature,, carichi, guarnizioni) e QUADRI ELETTRICI (all’interno degli interruttori di macchina). 
Sempre relativamente alle navi costruite prima degli anni ’80, l’amianto era inoltre presente massicciamente anche nei locali di VITA (MENSE, QUADRATI, CORRIDOI, ALLOGGI, CUCINE, NEI LOCALI DOCCE) e nei locali OPERATIVI (DEPOSITI MUNIZIONI, LOCALI OPERATIVI DI COMANDO, LOCALI RADAR). 
Il teste ha precisato che i locali delle navi sono angusti e dotati di impianti di ventilazione che assicurano il ricambio ed il condizionamento dell’aria; ne consegue che le fibre di amianto aerodisperse provenienti da “disturbo dello stesso”, potevano essere trasportate all’interno della nave anche nei locali limitrofi e che di fatto potevano non contenere amianto. 
Ciò comportava l’esposizione all’amianto anche per il personale non appartenente alle categorie sopra menzionate. 
Ciò significa che di fatto tutto il personale imbarcato, marinai sottufficiali ed ufficiali, di fatto erano esposti a fibre di amianto. Taranto, 07 ottobre 2016 Sergio Longo Coordinatore Amianto per Assodipro   
P.S.: prossima udienza 14 novembre 2016 ore 10,30

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