ASSODIPRO Il Presidente Emilio Ammiraglia:“Condividiamo l’esasperazione dei lavoratori del Comparto Difesa Sicurezza. Da oltre vent'anni la nostra associazione è in prima linea per i diritti

la rappresentanza militare  è un organismo di tutela, il solo del mondo democratico sopravvissuto all’abbattimento dei sindacati gialli, di comodo e di regime ….”

11 Settembre 2014
“Assodipro non può che condividere l'esasperazione dei lavoratori del Comparto Difesa e Sicurezza che chiedono al Governo di sbloccare il tetto retributivo fermo dal 2010 (in tal senso si rileggano tutte le precisazioni fornite nel tempo dal sodalizio a sostegno delle rivendicazioni dei militari); ci aspettiamo tuttavia che l'ipotizzato incontro con il Presidente del Consiglio Renzi, sia anche una occasione utile- soprattutto da parte dei rappresentanti del personale militare – per un sereno confronto che, depurato da interessati filtri politici-amm.vi, affronti con la concretezza che oggi serve il superamento dell'attuale sistema di rappresentanza e il   riconoscimento di forme di tutela più adeguate alle sfide che il Comparto Difesa e  la categoria debbono affrontare”.
Lo dichiara Emilio Ammiraglia,  presidente nazionale dell'Associazione Solidarietà Diritto e Progresso.

 Da oltre vent'anni la nostra associazione è in prima linea nella difesa dei diritti dei lavoratori militari. Siamo scesi in piazza e  tanti di noi hanno pagato in prima persona con sospensioni dal servizio, trasferimenti,  sanzioni disciplinari e giudiziarie e mortificazioni di carriera . Purtroppo siamo stati anche spettatori di troppe promesse e di tante lusinghe elettoralistiche; impegni che, come è noto, non hanno mai avuto il dovuto seguito e questo vale per  tutte le forze politiche che si sono alternate alla guida del Paese o hanno rivestito il ruolo di opposizione in Parlamento“.

“Oggi la crisi impone indubbiamente una lotta agli sprechi e un ripensamento degli assetti organizzativi e ordinamentali del Comparto –  afferma ancora il presidente Assodipro – e di questo deve esserne consapevole anche chi svolge un ruolo di rappresentanza facendosi promotore di proposte precise da presentare al governo. Ma  su  chi ha la  responsabilità di guidare il Paese incombe sempre il dovere dell’ascolto in difetto del quale ogni decisione sarebbe viziata dal pregiudizio e dalla parzialità; insomma i toni di sfida e di derisione che costituiscono  un inutile attrito nelle relazioni   sarebbe il caso di risparmiarseli; questo vale per tutti.
Il confronto deve essere depurato da ogni pregiudizio e da ogni provocazione.
Piuttosto, se fossi in Renzi mi chiederei perchè si è arrivati a questo punto? Perché i COCER dei militari arrivano a minacciare il ricorso ad un istituto ( lo sciopero) che sanno bene non essere nella loro disponibilità? Mi domanderei inoltre se per caso ciò non fosse dovuto al fatto che: il personale militare non ha strumenti per far sentire con forza la propria voce;  la rappresentanza militare  è un organismo di tutela, il solo del mondo democratico sopravvissuto all’abbattimento dei sindacati gialli, di comodo e di regime e che  per tali motivi il nostro paese è il fanalino di coda in Europa in tema di diritti associativi nelle Forze armate. Eppure, afferma ancora Ammiraglia – molti esponenti del Suo Partito, rottamati, riciclati o transumanti, hanno avuto modo di essere sollecitati molte volte, anche  in incontri diretti, sulla necessità di intervenire per sanare questo deficit di democrazia…  senza grossi risultati ahimè!. E infine, quando il tarlo del dubbio dovesse assalirmi mi domanderei: ma i miei collaboratori rispetto a questo mondo in agitazione sono stati tutti all’altezza del loro compito?   Assodipro, conclude Ammiraglia, nell'esternare queste preoccupazioni, segue con estrema attenzione l'evolversi della vicenda e guarda con scetticismo a manifestazioni che rischiano di essere solo la vetrina personale di questo o quel soggetto che finora non abbiamo mai visto al nostro fianco nella battaglia sui diritti dei militari “.

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