FORZE ARMATE E DIRITTI DEI MILITARI : Michele TURAZZA: “Dall’ EUROPA l’ennesimo MONITO per il riconoscimento del DIRITTO SINDACALE AI MILITARI”. La politica italiana di governo continua ad essere sorda a moniti e sentenze e cieca sui diritti.

A cura di Assodipro Nazionale

Pubblichiamo l’interessantissimo articolo dell’ amico Michele TURAZZA pubblicato sul forum di “ quaderni costituzionali del mese di Marzo 2017”

Articolo di Michele TURAZZA

Dall’Europa l’ennesimo monito per il riconoscimento dei diritti sindacali ai militari – M. Turazza

*La recente risoluzione del Parlamento europeo sull’Unione europea della difesa – ( Risoluzione del Parlamento europeo n. 2016/2052(INI) del 22 novembre 2016, reperibile su www.europarl.europa.eu,
in cui si rivolge l’ennesimo invito agli “Stati membri a riconoscere […] il diritto del personale militare a formare e
aderire ad associazioni professionali o sindacati e a coinvolgere tali attori in un regolare dialogo sociale con le
autorità”) – rappresentando il precipitato delle più significative pronunce emesse da Corti, Comitati e altri organismi consultivi operanti in ambito internazionale ed europeo – costituisce l’occasione per riaprire l’annoso dibattito sul riconoscimento dei diritti sindacali ai militari. Riflettere su tale questione risulta particolarmente importante se si considera l’immobilismo – normativo e giurisprudenziale – sul tema, tipico dell’ordinamento italiano, tuttora ancorato al solo disposto dell’art. 1475, comma secondo, del Codice dell’Ordinamento Militare2 , che vieta ai cittadini militari non solo di costituire associazioni professionali a carattere sindacale, ma anche di aderire ad altre associazioni sindacali. La disposizione – che, nella sua antecedente, ma identica, formulazione contenuta nell’art. 8 della Legge n. 382 del 19783 , è passata indenne al vaglio della Corte costituzionale4 – pare rappresentare tuttora l’unico riferimento normativo preso in considerazione dagli organi di giustizia amministrativa per negare, sul nascere, ogni possibile riconoscimento di diritti sindacali ai cittadini in divisa, a prescindere da quanto periodicamente raccomandato dal Consiglio d’Europa e disposto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo . Scopo di queste brevi note è proporre una succinta rassegna ragionata dei più rilevanti pronunciamenti degli organismi internazionali in tema di riconoscimento dei diritti sindacali ai militari, al fine di verificare la “tenuta” della citata disposizione del COM e della conseguente giurisprudenza amministrativa. Nell’esame del fenomeno partecipativo sindacale dei militari, in via preliminare è opportuno il richiamo di alcuni atti elaborati a livello internazionale, per concentrarsi successivamente sul quadro dei principi ricavabili dalle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo . In proposito, se, da un lato, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 sancisce il diritto di ogni individuo alla libertà di riunione e di associazione pacifica, e quello di fondare sindacati per la difesa dei propri interessi, è l’art. 8 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali che prevede che l’esercizio di tale ultimo diritto possa essere sottoposto a restrizioni a due condizioni: che siano stabilite dalla legge e siano necessarie, in una società democratica, nell’interesse della sicurezza nazionale o dell’ordine pubblico o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui. Restrizioni legali, sempre all’esercizio del diritto di costituzione e adesione a sindacati, possono inoltre essere imposte ai membri delle forze armate e di polizia. Degna di nota è, inoltre, la Convenzione sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro , che sancisce l’impegno degli Stati a dare esecuzione alle disposizioni ivi contenute, volte alla garanzia della libertà sindacale nei confronti delle autorità pubbliche. L’art. 2 prevede che i lavoratori e i datori di lavoro, senza alcuna distinzione, abbiano diritto di costituire organizzazioni di loro scelta o di aderire alle stesse, senza autorizzazioni preventive, con l’unica condizione di osservarne gli statuti, imponendo altresì alla pubblica autorità di astenersi da ogni intervento teso a limitare il diritto o a ostacolarne l’esercizio, mentre l’art. 9 rimanda alla legislazione nazionale la determinazione della misura in cui le garanzie della Convenzione possono essere applicate alle forze armate e alla polizia . La legge di ratifica è stata da sempre, però, circondata dal silenzio, ferma “nei sottoscala del diritto”, impedendo pertanto la piena attuazione ed esecuzione della Convenzione nel nostro ordinamento……….( leggi articolo integrale)

*Tratto da forum di quaderni costituzionali rassegna

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