GLI ASPETTI PROCESSUALI DEL SEGRETO DI STATO SPIEGATI ATTRAVERSO LE REGOLE DEL CALCIO di Cleto Iafrate

Riceviamo e pubblichiamo il contributo dell’amico Cleto Iafrate

GLI ASPETTI PROCESSUALI DEL SEGRETO DI STATO SPIEGATI ATTRAVERSO LE REGOLE DEL CALCIO  

“Come potrebbe la squadra del popolo vincere la ‘coppa della sovranità’ con le attuali regole del gioco?”  

Premessa

Il rapporto tra democrazia e segreto è un problema da sempre molto sentito.

Nell’antica Grecia i cittadini si riunivano nell’agorà per discutere e decidere della sorte comune della polis. L’essere informati, infatti, è considerato diritto presupposto all’esercizio pieno di tutti gli altri diritti individuali.

Tuttavia il sacrosanto diritto del popolo di conoscere le operazioni del potere è bersaglio prediletto del pensiero antidemocratico e totalitario, che ha interesse ad occultare la verità reale. Ciò in quanto se il potere emergesse nella sua nuda realtà, probabilmente, non sarebbe tollerato dai sudditi (copyright MACHIAVELLI).

Un potere incontrollabile e arbitrario, invece, assicura la formazione e la manipolazione del consenso, il più delle volte conquistato con l’illusione e la menzogna.

Da questa premessa si comprendono le ragioni per le quali la disciplina del segreto di Stato – e, in particolare, i suoi risvolti processuali – costituisce da sempre ago della bilancia che mette in evidenza l’architettura complessiva di un ordinamento giuridico.

Il nocciolo della questione verte tutto intorno ad una domanda antichissima e decisiva:

A chi spetta “l’ultima parola” sulla sussistenza di una barriera all’accertamento, in caso di opposizione del segreto di Stato?

La domanda non è altro che la coniugazione della famosa locuzione latina “Quis custodiet ipsos custodes?”, tratta dalla VI Satira di Giovenale.

Ebbene, partendo dal codice Rocco, cercherò, servendomi anche delle regole calcistiche, di analizzare le diverse risposte che l’ordinamento, nel corso degli anni, ha saputo fornire al quesito; seguirà una proposta di riforma.

Il segreto nel codice Rocco

L’ideologia che ha ispirato il Codice Rocco è improntata ad una gerarchia di valori che colloca l’interesse dello Stato in una posizione prioritaria rispetto ad ogni altro interesse; ovverosia, sull’altare della ragion di Stato ogni diritto è sacrificabile.

Nel codice Rocco il segreto di Stato è blindatissimo e rappresenta un limite invalicabile da parte dell’autorità giudiziaria. Il magistrato per procedere, in caso di opposizione del segreto, necessita di una particolare autorizzazione ministeriale.

Una categoria di individui, in ragione dell’attività svolta, hanno il potere-dovere di opporre il segreto all’autorità giudiziaria. Se il giudice dubita della fondatezza dell’opposizione può fare rapporto al Procuratore generale presso la Corte d’appello, affinché quest’ultimo, a sua volta, possa riferirne al Ministro per la grazia e la giustizia. Si rende quindi necessaria l’autorizzazione ministeriale, quale condizione di procedibilità dell’azione penale, per perseguire ex art. 372 c.p.[1] il teste supposto reticente.

Il perimetro del segreto di Stato, inoltre, è molto esteso e assorbe ogni notizia destinata a rimanere segreta “nell’interesse della sicurezza dello Stato o, comunque, nell’interesse politico, interno o internazionale, dello Stato” (art. 256 c.p.). L’estensore del codice,d’altronde, non fa mistero delle sue intenzioni di dilatare il più possibile l’ambito applicativo del segreto[1].

[1]Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, (…) tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

(1)Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, (…) tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Related Posts

Militariassodipro.org
Vuoi le nostre news nella tua casella di posta?

Iscriviti alla nostra mailing list per ottenere informazioni interessanti e aggiornamenti.