Il Presidente del Cocer A.M. commenta il D.L. 66/2010

Perché? La domanda bisognerebbe porla al Governo che, in attuazione della legge delega n. 69/2009 , ha emanato con il D.L.vo n. 66/2010 il Codice dell’ Ordinamento Militare che provvede a semplificare le norme esistenti in tema di ordinamento militare e che entrerà in vigore dopo cinque mesi dalla pubblicazione in G.U. avvenuta l’ 8 maggio.
Mi si dirà: “Cosa c’ entra ciò con le Libertà Fondamentali dei Militari? E’ sacrosanto e meritorio un intervento del Governo in tal senso, per giunta volto a semplificare la giungla di norme primarie e secondarie presenti anche in campo militare”.

Ci mancherebbe altro che non fosse così. L’ importante però è che volendo comprare mele qualcuno non mi propini pere!

E’ bene sapere infatti che l’opera di cd “delegificazione”, “semplificazione” o di “riassetto” normativo delegata al Governo di turno sottostà a precisi ambiti definiti nella legge delega che il parlamento sovrano impone e che nel caso di specie sono stati, a parere di chi scrive ,ampiamente travalicati, innovando e modificando, furbescamente e con artifizi, il “contenuto precettivo” immodificabile di talune delle leggi in vigore .( Art. 4, comma primo ,lettera e) della Legge delega n. 69//2009).

L’ esame condotto in questa prima fase, per così dire a caldo, si è incentrato su alcuni articoli degli oltre duemiladuecentosettanta del testo, particolarmente sensibili per chi come me si trova a svolgere il compito di rappresentare il personale in divisa dell’ Aeronautica Militare.
Il resto del testo non mancherà probabilmente di offrire altri spunti di riflessione critica.

Chiamatela pure deformazione professionale ma la prima cosa che mi è venuto spontaneo guardare sono gli articoli relativi alle “Libertà Fondamentali” del cittadino con le stellette.

Il lettore potrà chiedersi perché? Non appare infatti possibile al cittadino medio pensare che un Governo così prodigo di complimenti nei confronti dei suoi militari, che non perde occasione per un loro impiego intenso in campo nazionale anche fuori dai compiti precipui assegnati, che se ne fa vanto in campo internazionale qualificandoli come “costruttori di pace e legalità” possa far loro un torto e mai e poi mai in tema di esercizio dei diritti fondamentali che nulla costano da un mero punto di vista economico-finanziario.

Eppure così è o almeno appare a chi scrive !!

Sarà pure, secondo quello che dicono i miei detrattori, che mi anima un pensiero “Andreottiano”, oppure l’ aver visto diversi disegni di legge presentati in questa legislatura volger lo sguardo all’ indietro, l’aver assistito a pronunciamenti di Alti Vertici Militari, in Parlamento e fuori, spesso volti a chiedere deroghe ai metabolizzati “diritti di accesso, ricorso e trasparenza amministrativa”, l’aver letto una autorevole proposta di legge chiedere di sottrarre i militari dalla giurisdizione ordinaria per sottoporli sempre a quella speciale (tribunali militari) anche per fatti marginali, sarà per le bonarie tirate di orecchie spesso subite dal COCER AM e per qualche richiamo un po’ più formale per l’ attività espletata in questi tre anni sul tema dei diritti, sarà perché non mi ha mai convinto la necessità così pervicacemente rincorsa ,di una norma sulla “specificità militare” che non porta un euro in più in tasca ai militari e che appare almeno ridondante (ma io penso di peggio!!) rispetto a chiare e precise disposizioni gia esistenti (Carta Costituzionale, Codici Penali militari di Pace e di Guerra, leggi speciali su Stato Giuridico, Regolamento di Disciplina Militare, etc) norme che gia dicono che siamo, mi si passi il termine , “diversi”.
Sarà per tutto ciò che l’ occhio mi è subito caduto su quella parte del testo.
Ed ecco la sorpresa!!

Prego controllare il libro 4° del Codice – Personale Militare . Titolo IX, Artt. 1472 e 1483.

Il primo , l’ art. 1472 tratta della “ Libertà di manifestazione del pensiero “ del militare.
Riproduce o almeno dovrebbe l’ art. 9 della L. 382/78 (Norme di principio sulla disciplina militare).
In realtà con furbizia tipicamente italica esso innova profondamente la vecchia legge destinata espressamente al macero o ai roghi “Calderoliani”, comprimendo a dismisura il gia limitato diritto di libertà di espressione del militare.
E diamo a Cesare quel che è di Cesare: sono stati bravi!
Con una piccolissima aggiunta da lente di ingrandimento sono riusciti (??) a vietare la pubblica manifestazione di pensiero non solo sugli argomenti a carattere riservato di interesse militare o su quelli di servizio gia contemplati dalla norma ma con un piccolissimo maquillage anche a quelli collegati al servizio .

Ovvero a tutto!!! O c’è qualcosa che non sia collegabile al servizio nell’ attività di un militare?….ah si forse discettare della prossima finale di champions league… fortuna che il Capo non tifa Bayern Monaco…

Seriamente invece credo che anche vergare queste poche righe possa configurarsi a regime come una mancanza disciplinare.

E non parliamo poi delle attività delegate alla competenza della Rappresentanza Militare …ve lo immaginate un comunicato o una delibera sul morale dei militari , sulla tutela previdenziale , sanitaria, culturale , sulla condizione economica senza che all’occorrenza il pensiero espresso si colleghi al servizio ? O forse dovrebbe l’ Organismo rappresentativo passare di volta in volta ad un vaglio censorio ?

Sembra di assistere ad un film ante 1978 …ma di tempo ne è passato e non credo che si possa pensare di trattare i militari con tanta superficialità .

Vediamo ora invece all’ opera il fine delegificatore sul secondo articolo il 1483.
Il tema questa volta è “L’ esercizio delle libertà in ambito politico “.

Una libertà in passato gia de-limitata dall’ art. 6 della legge 382/78 e dal regolamento di disciplina quando ricorrono alcune precise condizioni (militare in attività di servizio, in luoghi militari o comunque destinati al servizio, in uniforme,se si qualifica come militare ).

Secondo l’attuale Governo non basta che al militare sia fatto assoluto divieto di inficiare come è mormale l’ estraneità politica delle Forze Armate tenendosi al di fuori dall’ agone politico , che di conseguenza per i suoi appartenenti viga il divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti ed associazioni politiche , e che ulteriormente sia fatto divieto di propaganda per gli stessi quando ricorrono le condizioni sopra indicate. Gia , forse non era troppo limitante.

Bisogna quindi evitare la vicinanza ed il colloquio anche con le organizzazioni Sindacali fatte assurgere ed “ equiparate “ ai partiti politici.( Chissà se i segretari confederati sanno di questo nuovo ruolo . Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano ).

Una aberrazione sociologica e giuridica basata su letture ammaestrate di sentenze del Consiglio di Stato ( n. 566/2001 della III sezione e n. 2246/2001 della IV sezione) che riguardano invece il divieto per i militari di costituire o aderire ad associazioni sindacali cosa ben diversa dal semplice partecipare a riunioni e/o manifestazioni degli stessi organismi e che come è evidente non rispetta il precetto della legge preesistente.

Sarà poi sfuggito al legislatore che in virtù di un’ altra norma ( D.L.vo 195/95) le Rappresentanze Centrali dei militari partecipano, in un comparto unico Sicurezza e Difesa alle procedure di negoziazione concernenti il contenuto economico del rapporto di impiego, assieme ai sindacati di polizia ? Che cosa dovrebbero fare da domani ? Non incontrarli più per definire tali accordi per molti aspetti simili se non coincidenti vista la presenza dei Carabinieri e della Guardia di Finanza rispettivamente quarta Forza Armata e Corpo Militare dello Stato ?

Ora attendiamo, come sempre con fiducia incrollabile,una rettifica da parte del Governo di tali astruse ed illegittime norme in maniera che il sospetto di un “Progetto Isolazionista “ del mondo militare dalla società rimanga solo un cattivo pensiero.

In caso contrario la Politica dovrebbe interrogarsi sull’ opportunità di procedere in tale direzione , dove il mondo militare torna a chiudersi in una cittadella con norme e istituti diversi da quelli comuni e dove ai suoi “ aderenti” vengono vieppiù compresse libertà fondamentali. Il rischio concreto è quello di restaurare una sub-cultura di separazione dal resto del mondo civile che credo non giovi e non sia necessaria al Paese specie ora che ,con delle Forze Armate interamente formate da professionisti, non vi è più neanche quella salutare “ contaminazione” che derivava dalla presenza dei giovani militari di leva.
T.Col. Guido Bottacchiari
Presidente Cocer A.M.

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