L’Esercito chiede miliardi: il risveglio della forza. La Pinotti è molto contenta

Di Toni De Marchi per ilfattoquotidiano.it
Se qualcuno pensava che i 15 miliardi per gli F-35 (più un’altra quarantina per la loro gestione nei trent’anni di prevista vita operativa), i 5,4 miliardi già ottenuti per le nuove navi della Marina e altrettanti in arrivo nei prossimi mesi fossero abbastanza, si ricreda. Anche l’esercito adesso batte cassa, e che cassa, a giudicare dai progetti faraonici che sta studiando. Se, come dicono quelli di buon senso, il buongiorno si vede dal mattino, aspettatevi una brutta giornata. L’operazione di marketing per venderci l’ineluttabilità di un altro gigantesco piano di riarmo è iniziata alla grande, sia pure relativamente in sordina. Un convegno all’inizio di febbraio al Centro alti studi della difesa dove c’erano i grecati maximi dell’Esercito, Graziano, e della Difesa, Binelli Mantelli; la generalessa Pinotti che sta lavorando per crearsi un futuro in Finmeccanica se Renzi la dovesse mollare; l’addamsiano Guido Crosetto, riciclatosi da Berlusconi all’Aiad, la federazione delle aziende dell’armamento; e il vero dominus del tutto, l’ex sindacalista Cgil Mario Moretti, ora amministratore delegato di Finmeccanica dove viene progettata, prodotta e venduta la gran parte delle armi tricolori. Del convegno vi avevo già parlato a suo tempo, ma se volete una cronaca più entusiasta della mia la potete leggere in questo articolo del sito formiche.net (tanto per darvi le coordinate, si tratta di un giornale on line edito da Paolo Messa, organizzatore di una campagna elettorale di Fitto, e dall’ex presidente di Legambiente Chicco Testa ora ardente sostenitore del nucleare). Il convegno in sé era un puro pretesto per cominciare a parlare della proverbiale lista della spesa che l’Esercito vorrebbe portare a casa. Quando? Non si sa esattamente, diciamo tra oggi e il 2030 che è come dire domani considerando i tempi lunghissimi dei programmi militari. Quanto? Neppure questo si sa. La tecnica prevede infatti questi passi successivi: a) lanciare un allarme indefinito ma possibilmente terrorizzante (l’Isis è perfetto); b) far sapere che sì, siamo pronti, ma servirebbe di più (la Pinotti e i suoi 5000 armiamoci e partite); c) spolverizzare il tutto con la fiaba delle tecnologie dual-use (gli F-35 di Francesco Boccia che spengono gli incendi); d) fare una campagna di lobbying con i parlamentari più disponibili (Latorre, ex dalemiano, presidente della Commissione difesa del Senato si è già offerto volontario prima ancora che glielo chiedessero sostenendo che il Parlamento non può avere “un potere di veto e freno verso lo sviluppo degli strumenti di arma”); e) aggiungere l’inevitabile ricaduta di benessere e ricchezza per il Paese (investi dieci, tornano indietro almeno quindici, meglio del bosone di Higgs); f) infine infilare una leggina da 8-10 miliardi tra un Jobs Act e un’ottantina di euro. Percorso già seguito con ottimi risultati dall’ammiraglio De Giorgi che si è portato a casa per primo i suoi miliarducci per la Marina. Naturalmente bisogna trovargli un nome appetibile: niente esercito, niente armi, niente spese. Qualcosa tipo il titolo del libro distribuito al convegno di cui sopra: “Linee di Sviluppo Evolutivo e Innovativo dello Strumento Militare Terrestre” (con tutte le iniziali maiuscole, che ai militari piace tanto). Dove c’è lo sviluppo, l’innovazione, l’evoluzione (non siamo mica beceri creazionisti dcell’Arkansas, qui) e anche l’allarmante parola “esercito” diventa “strumento militare terrestre” dove prevale lo strumento, che evoca l’umiltà del lavoro, l’aratro più che la spada. Ne riparliamo tra un po’. Nelle ultime 80 pagine delle 140 totali del libro sono elencati i desideri dell’Esercito. Tutto molto flou: niente carri armati ma “mobilità protetta e ingaggio legacy” (ci fai o ci sei?), gli elicotteri diventano un esotico “sistema di mobilità e ingaggio della terza dimensione” (profumo di Star Wars), e non può mancare il “sottosistema sicurezza e cyber defence” (difesa cibernetica no, vero?, troppo provinciale). In questo mare di parole, qua e là spuntano alcune cose a dir poco sorprendenti. Come i convertiplani, metà aereo e metà elicottero finora solo gli americani li hanno in dotazione perché costano troppo e sono tecnicamente ancora immaturi. Gli israeliani che inizialmente avevano pensato di ordinarne alcuni, alla fine ci hanno rinunciato. Sono miracolosamente rispuntati in Italia nei piani imperiali dell’ammiraglio De Giorgi e adesso, forse per contagio, li troviamo tra i sogni del generale Graziano…… In tutta questa sarabanda di annunci (l’Aeronautica per il momento non c’è, ha troppe gatte da pelare con l’F-35) quello che non si capisce è dove stia il mitico Libro bianco della difesa che da due anni tutti evocano come fosse il Santo Graal…..
P.s:
Nell’ultima pagina del patinatissimo libro distribuito al convegno sta scritto: i contenuti di questo libro sono per esclusivo uso interno. Ma allora perché ci fate un convegno per annunciarlo? Mah, sarà la guerra. Taci, il nemico ti ascolta.
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