Militari, Tutela e Diritti con Assodipro. Commissione Inchiesta Uranio visita i poligoni di Cellina-Meduna, Venda e Foce Reno. ASSODIPRO partecipa con la propria rappresentante avv. Patrizia Sadocco

A cura di Patrizia Sadocco Collaboratrice ASSODIPRO Padova – Responsabile Sede Assodipro Padova
Giovedì 12 gennaio e venerdì 13 una delegazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio impoverito, guidata dal Presidente Gian Piero Scanu, ha svolto sopralluoghi nel Triveneto nel poligono militare di Cellina-Meduna, nell’ex base Nato di Monte Venda e nel poligono di Foce Reno. 
Il 12 gennaio la delegazione – composta anche dai deputati Donatella Duranti, Ivan Catalano, Paola Boldrini, Gianluca Rizzo, Maria Amato, Diego Crivellari e Diego Zardini e da alcuni consulenti della Commissione, tra cui la Dott.ssa Gatti, il M.llo Leggiero, l’ex Procuratore Guariniello – ha visitato il poligono di Cellina-Meduna (Pordenone). 
Nel pomeriggio, alla Prefettura di Padova, si è proceduto fino alle ore 21.30 alle audizioni del Procuratore della Repubblica di Padova, Matteo Stuccilli, del Sostituto Procuratore Francesco Tonon, dell’Ispettore di PG Omero Negrisolo, di Fernanda Fasolo (vedova di Proietti Sergio), di Franco Carocci, già addetto Manutenzione Radio 1° ROC Monte Venda – Teleposto, di Giovanni Amato, già in servizio presso il 1° ROC Monte Venda e dell’Avvocato Assodipro Patrizia Sadocco, che assiste i militari e i famigliari nel processo penale.
La Commissione ha affrontato i problemi relativi alle malattie di servizio che hanno colpito, e continuano a colpire, molti militari che avevano prestato servizio alla ex base Nato del Monte Venda. Il programma della missione ha previsto un importante momento di approfondimento, con audizioni qualificate.
I magistrati hanno riferito sulle indagini e sul processo in corso, iniziato in data 11 febbraio 2016 avanti il Tribunale di Padova, Dott.ssa B. Bergamasco, contro i vertici dell’Aeronautica militare (Direttore Generale della Sanità Militare, Capi di Stato Maggiore, responsabili del Servizio del Demanio), accusati  di omicidio colposo pluriaggravato e lesioni gravissime in riferimento al PERSONALE MILITARE DELL’AERONAUTICA che prestava servizio presso il I ROC Monte Venda e, in particolare, all’interno della “Galleria” (realizzata per motivi di sicurezza nazionale all’interno del Monte Venda, collegata con l’esterno da tre tunnel).
Gli imputati sono accusati, tra l’altro, di non aver esercitato, per negligenza, imprudenza, imperizia, i poteri di istruttoria, di studio, investigativi e decisionali relativi in materia di radon, con ciò ciascuno omettendo di individuare, approfondire, decidere doverose misure di prevenzione per il personale militare predetto. In particolare, i magistrati hanno riferito come l’interesse principale di tale processo sia costituito dal fatto che i decessi e le lesioni siano stati cagionati dall’esposizione dei militari, senza alcuna misure di prevenzione e protezione, al gas RADON, presente in livelli elevatissimi, dell’ordine di migliaia o delle decine di migliaia di Bq/m3. Si è parlato a lungo delle Terme di Ischia e delle indagini condotte negli anni ’70 in loco per il problema Radon.
L’Avv. Sadocco ( in foto con presidente Assodipro ) ha spiegato, con grande interesse della Commissione, che nella metà degli anni Ottanta, il governo USA ordinò il ritiro di diversi contingenti dall’Italia (soprattutto dalle basi del Centro-Sud) proprio per il pericolo radon. E nel 1988 vennero avviati lavori di protezione alla base Usaf di Aviano per ridurre la concentrazione del gas presente al pianterreno di diversi fabbricati.
Di talchè, sorge spontaneo chiedersi il perché, sulla base 1.Roc del Monte Venda, nessun accertamento sia stato fatto onde verificare la presenza o meno del gas tossico in oggetto!!! Ma se il suddetto ordine di ritiro dei contingenti americani venne disposto nella metà degli anni Ottanta e se i lavori di bonifica nella base di Aviano iniziarono nel 1988, quanti anni, o meglio quanti decenni prima, si era maturata la consapevolezza del rischio che il radon cagiona alla salute umana?    
E ancora, il M.llo Carocci ha spiegato che fino al 23 giugno 2008, la situazione è rimasta la stessa posto che  personale militare ha continuato, con la noncuranza del Ministero della Difesa, ad essere esposto al gas radon, oltre che alle onde elettromagnetiche, nell’ambito del sedime del Teleposto di Monte Venda.
Invero, i risultati delle misurazioni del gas medesimo, effettuate prima dall’ARPAV Padova (12.3.2007) e, poi, dal CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) di Pisa (aprile 2008)  evidenziarono allarmanti  superamenti, nei locali ove lavorano i militari, dei limiti di legge, fino a giungere addirittura ad un superamento di 24 volte il limite predetto (12.000 bq/m3 sala apparati TBT). 
l’Avv. Sadocco ha rilevato che solo a seguito di una sua  formale diffida  inviata alle più alte Autorità (MINISTRO DELLA DIFESA, STATO MAGGIORE AERONAUTICA, CAPO DEL CORPO SANITARIO DIFESA, COMANDO LOGISTICO, COMANDO 1^ REGIONE AEREA, COMANDO LOGIC.I.S.A.M, COMANDO 1^ BRIGATA AEREA, U.L.S.S. 16, ARPAV, PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE MILITARE DI PADOVA, PROCURA DELLA REPUBBLICA, PRESSO IL TRIBUNALE DI PADOVA, SINDACO DEL COMUNE DI TEOLO) si è ottenuto un immediato trasferimento – inevitabile in considerazione dell’assoluta inidoneità delle infrastrutture a tutelare la salute dei lavoratori – del personale del Teleposto dalla base sita nel Monte Venda e, quindi, un’immediata interruzione dall’esposizione al gas radon e alle onde elettromagnetiche, e l’attuazione di un’adeguata e mirata sorveglianza sanitaria nei loro confronti, con la predisposizione, appunto, di protocolli sanitari volti a prevenire la predetta insorgenza di patologie scientificamente causate dalle esposizioni succitate !!!
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La Commissione ha rivolto numerose domande in ordine al sistema di aerazione sito all’interno  della c.d. “galleria”, alla sorveglianza sanitaria dei militari successivamente alla chiusura della base e al trasferimento dei militari del Teleposto e, infine, si è dimostrata preoccupata nell’indagare quale fosse l’atteggiamento del Ministero della Difesa nella vicenda, chiedendo più volte ai magistrati se, a loro avviso, l’atteggiamento processuale del Ministero della Difesa fosse di collaborazione nel risarcimento dei danni o, viceversa, di difesa dalle accuse mosse agli imputati. Secondo la Magistratura il Ministero ha provveduto a riconoscere tutte le parti civili come vittime del dovere; secondo l’Avv. Sadocco, invece, il Ministero ha avuto un atteggiamento di noncuranza nei confronti delle vittime e delle famiglie sol che si consideri da un lato che ha mantenuto militari a lavorare nel sito inquinato fino al 2008 come testè detto e che il Ministero, nel processo penale, è stato citato come responsabile civile ed agisce a completo sostegno delle Difese degli imputati. Di interesse per la Commissione è stato poi quanto riferito dal sig. Amato sia in ordine ai “NUMERI” della strage al Monte Venda: 83 soggetti con tumori di cui 27 al polmone sia in ordine al fatto che negli anni Ottanta un gruppo di militari americani che operava in un sito Monte Venda venne allontanato e, nelle operazioni di manutenzione saltuarie successive, i militari stessi arrivavano completamente equipaggiati con tute guanti e maschere. La deputata Vanessa Camani ha dichiarato ai giornali locali: «La missione della Commissione di inchiesta rappresenta un importante segnale di attenzione dl Parlamento rispetto a un problema drammatico che riguarda il nostro territorio e la nostra gente … insieme ai colleghi veneti Zardini e Crivellari ci siamo fortemente impegnati perché questa questione fosse accolta tra quelle all’attenzione della Commissione e riteniamo che possa rappresentare un primo concreto riconoscimento al lavoro, generoso e operoso, che il Comitato vittime del Venda in questi anni ha sviluppato sul territorio». Conclude Camani: «È ormai noto che esiste una pluralità di fattori patogeni, e dei conseguenti rischi, ai quali il personale militare si trova esposto in particolari situazioni operative. Questo elemento diviene rilevante per l’accesso alle forme di assistenza e di risarcimento previste, incluse il riconoscimento delle cause di servizio. Confidiamo che questo passaggio sia finalmente risolutivo». Nei prossimi giorni verranno pubblicate le trascrizioni dell’attività svolta dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta.   Padova, 16 gennaio 2017 Avv. Patrizia Sadocco Collaboratrice ASSODIPRO Padova – Responsabile Sede Assodipro Padova

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