Processo Radon Monte Venda, 119 MILITARI morti e 48 malati: Il PM Francesco TONON chiede 2 anni per due generali dell’Aeronautica. La parte civile, avv. Patrizia Sadocco chiede 2,5 milioni di euro di danni. “ colpevole ignoranza e inerzia sulla salute dei Militari”.

A Cura di Assodipro Nazionale

Articolo di Lino Lava: “Per un decennio, dal 1988 al 1998, nei ranghi dell’Aeronautica militare vi fu una colpevole ignoranza e inerzia nella individuazione dei fattori di rischio ambientale a cui erano sottoposti i militari in servizio nel Monte Venda e nella predisposizione di efficaci soluzioni tese a eliminare o ridurre in modo significativo l’esposizione a tali fattori di rischio, nonostante l’esistenza di conoscenze scientifiche in capo agli stessi organi dell’Amministrazione militare e l’esistenza di strumenti normativi che già dagli anni ’60 disciplinavano l’esposizione dei lavoratori e della popolazione alle radiazioni ionizzanti. L’Amministrazione militare ignorò totalmente il problema della presenza del gas radon e le soluzioni disponibili“.

Il pubblico ministero Francesco Tonon conclude con queste parole la sua lunga requisitoria al processo per le vittime del gas radon del Monte Venda, dove è stata costruita la galleria sotterranea per nascondere le sale operative del Primo Roc durante la guerra fredda.

Sul banco degli imputati vi sono Agostino Di Donna, ex direttore generale della Sanità militare, e Franco Pisano, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare italiana. Il rappresentante dell’accusa chiede al giudice monocratico, Beatrice Bergamasco, la condanna a due anni di reclusione per entrambi gli ex alti ufficiali. Di Donna è accusato di non aver dato impulso all’Indagine conoscitiva sul radon, rimandando a un cenno di riscontro da parte del Cresam l’avvio delle eventuali azioni da intraprendere. Entrambi, di non aver esercitato i poteri di istruttoria, di studio, investigativi e decisionali relativi in materia di radon.

Finora il radon del Monte Venda ha ucciso 119 militari dell’Aeronautica. Ma si contano anche 48 malati, alcuni dei quali potrebbero finire nella lista dei morti. Purtroppo nel capo d’imputazione ci sono solo quattro vittime, tutti ex militari del Primo Roc.  Per gli altri morti c’è poco da fare. Sono passati tanti anni e la prescrizione lava tutto in giustizia. Le mogli delle quattro vittime sono parti civili con l’avvocato Patrizia Sadocco. Il legale ha ricostruito tutte le fasi difficili dell’inchiesta.

L’avvocato Sadocco chiede allo Stato circa due milioni e mezzo per i familiari.

Quanti ufficiali, sottufficiali e avieri di leva sono transitati nella galleria del Primo Roc? L’Aeronautica militare non ha mai fornito agli inquirenti le liste degli uomini che hanno passato una vita a simulare la guerra nelle sale operative del bunker.

La galleria del Primo Roc è stata chiusa nel 1998 e l’inchiesta ha fatto luce sugli ultimi dieci anni in cui centinaia di militari erano addetti ai sistemi di controllo dei radar, quelli di controllo della guerra aerea, ai sistemi criptati.

Il pubblico ministero Tonon ha affermato che dal “dicembre 1988, ben 10 anni prima della chiusura delle principali istallazioni del Monte Venda, la problematica della presenza del radon era nota ai vertici di Difesan e dell’Aeronautica militare, da cui dipendeva funzionalmente anche la base di Aviano”. Ed ha aggiunto: “Dal dicembre 1988 fino al 2007 il Cisam non svolse alcuna attività nel sito militare del Monte Venda“. L’unica cosa che era stata fatta all’interno della galleria era solo la ventilazione degli ambienti. “Il solo ventilare rappresentava un accorgimento non sufficiente”, ha detto il sostituto Tonon. Ma l’Aeronautica militare conosceva le soluzioni tecniche adottate dal Comando Usaf nella base italo americana di Aviano. Era stata fatta la “resinatura” delle superfici dal momento che il gas radon si infiltra egli ambienti attraverso le rocce. Il 29 giugno iniziano le arringhe dei legali dell’Avvocatura dello Stato. Il pubblico ministero Tonon si è riservato delle lunghe repliche. La sentenza è attesa a Settembre

LA RELAZIONE COMMENTO DELL’AVV. SADOCCO (che è tra i legali di Assodipro): Si è giunti, finalmente, alla fase finale del processo Radon/Monte Venda; dopo 12 anni di clamorosi colpi di scena e due richieste di archiviazione completamente infondate, la Pubblica Accusa ha chiesto la condanna degli imputati a 2 anni di reclusione. Il processo ha permesso di accertare sia l’esistenza di un nesso di causa tra la sconcertante esposizione al gas radon e i decessi dei militari operanti presso il I Roc Monte Venda sia la conoscenza e/o conoscibilità dei vertici militari della nocività del gas medesimo. Infatti, il I Roc era una base aerea costruita a 80 metri di profondità, situata in una zona vulcanica ove, già secoli prima, gli studi geologici e morfologici avevano dimostrato la presenza di elevate quantità di gas radioattivi.

Lo I.A.R.C. (Agenzia O.M.S.) aveva inserito, nel 1988, il radon nell’elenco delle 75 sostanze cancerogene e, più precisamente, nel gruppo 1 (certamente cancerogeno), collocandolo al secondo posto, dopo il fumo di tabacco, quale causa di tumori polmonari.

Nella metà degli anni Ottanta, il governo USA ordinò addirittura il ritiro di diversi contingenti dall’Italia, compreso il I Roc  proprio per il pericolo radon. E nel 1988 sono stati avviati lavori di protezione alla base Usaf di Aviano per ridurre la concentrazione del gas presente al pianterreno di diversi fabbricati.Ma se il suddetto ordine di ritiro dei contingenti americani venne disposto nella metà degli anni Ottanta e se i lavori di bonifica nella base di Aviano iniziarono nel 1988, quanti anni, o meglio quanti decenni prima, si era maturata la consapevolezza del rischio che il radon cagiona alla salute umana?    

Ancora, nel marzo 1989, venne effettuata in Italia un’Indagine nazionale sull’esposizione della popolazione alla radioattività naturale nelle abitazioni, promossa congiuntamente da ISS ed ENEA/DISP.  Ma il punto fondamentale del processo è: perché chi doveva tutelare la salute dei propri lavoratori non ha MAI e dico MAI effettuato delle misurazioni, all’interno del sito incavernato, del gas radon?

La risposta è semplice: la salute dei lavoratori non è mai stata, e purtroppo non è, tra le priorità dei vertici militari. E questo è dimostrato dagli oltre 7.000 morti e ammalati per uranio impoverito e dagli oltre 800 marinai morti e ammalati per patologie asbesto correlate. E, ancora, la sconcertante indifferenza del Ministero della Difesa, responsabile civile nel presente processo penale, è dimostrata dal fatto, gravissimo, che nel 2008, a distanza di 4 anni dall’inizio delle indagini, una quindicina di militari addetti al c.d. Teleposto Monte Venda erano ancora operativi presso la base, evidentemente preoccupati anzi direi terrorizzati della loro attuale, continua e notevole esposizione al gas radon.  La Magistratura civile e amministrativa ha dimostrato, negli ultimi anni, molta attenzione e sensibilità verso le problematiche relative alla salute dei militari, riconoscendo numerosi diritti al risarcimento dei danni e benefici alle vittime del dovere, non senza “bacchettare” l’atteggiamento delle Autorità Militari.

Si è fiduciosi che anche il Giudice penale riconosca la gravissima condotta illecita dei vertici militari e ne dichiari la responsabilità per i decessi di quei “servitori della Patria” che, prestando il loro servizio, sono andati inconsapevolmente incontro alla morte.

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