“Sindacalizzazione piena delle forze dell’ordine e delle forze armate” Daniele Tissone segretario silp cgil. “scellerato accorpamento del Corpo Forestale nei CC ” è passo indietro.

Quello che oggi si può dire con assoluta certezza, alla luce anche della dottrina più attenta che ricorda come nella nostra Costituzione esista una netta separazione tra sindacati e partiti politici, è che risulta obsoleta e superata l’obiezione di una “politicizzazione” diretta o indiretta del personale di polizia, che si è tentato di concretizzare anche con un illegittimo divieto di iscrizione ai partiti.

Le vicende degli ultimi anni e degli ultimi mesi, invece, ci insegnano come una “esasperata autonomia” del sindacalismo espressione dei lavoratori in divisa abbia sostanzialmente contraddetto le ragioni del movimento che ha portato alla legge di smilitarizzazione della Polizia di Stato, le cui finalità erano e sono quelle di una democratizzazione dell’apparato e il recupero dell’efficienza, attraverso una maggiore integrazione con la comunità circostante ed un rapporto di migliore fiducia e collaborazione con i cittadini. Per altro, sul termine “politicizzazione” dobbiamo intenderci.

Che cosa significa questa parola? La condivisibile battaglia della Cgil per il No al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi è stata condivisa anche da partiti, come la Lega Nord, a cui parte del sindacalismo di polizia cosiddetto “autonomo” si ispira e si conforma.

Oggi tutto è “politica” e, forse, per “politicizzazione” dobbiamo correttamente intendere la partecipazione ai problemi “politici” del nostro tempo.

Se la “politica” determina, con le proprie scelte, le condizioni di vita e di lavoro degli operatori in divisa, in qualche modo il sindacato ha il diritto/dovere di intervenire nelle scelte della “politica”. In realtà, come i più accorti intuiscono, questa è solo una foglia di fico.

Il timore che un’indiretta politicizzazione del personale di Polizia – tramite la costituzione o l’iscrizione a sindacati – possa comportare un annacquamento delle relative funzioni, sottende l’adesione all’assunto secondo cui la tutela dell’ordine pubblico richieda l’intervento di strutture necessariamente autoritarie; ovvero, che la democraticità, di cui partiti politici e sindacati sono la massima espressione, costituzionalmente garantita, possa essere tutelata più efficacemente da organismi esterni e lontani dalla dialettica democratica.

Dunque, oggi più che mai sono maturi i tempi per una sindacalizzazione piena che riguardi non solo le Forze di polizia a ordinamento civile, ma anche e soprattutto i Corpi militari e le Forze armate.

Del resto, come dimostra l’esperienza tedesca, lo status di militare non è incompatibile con l’essere sindacalizzati.

Da questo punto di vista, anche la battaglia per il riconoscimento del diritto di sciopero ai lavoratori in divisa non può essere sottaciuta. Si tratta di un tema delicato, sul quale il confronto tra le parti sociali potrà arrivare a determinare opportuni livelli di regolamentazione in ragione del particolare status di poliziotti, carabinieri e militari.

Ma questa particolarità, oggi più di ieri, non può e non deve costituire la ragione per mantenere e preservare un orticello dove i diritti sono limitati e dove soprattutto possono prosperare, con tutti i rischi del caso, apparati e organizzazioni di natura corporativa e “autonoma” che contribuiscono a rendere la Polizia un’entità ancora separata, indebolendo quel necessario livello di compenetrazione con la società civile che il processo di smilitarizzazione aveva inteso favorire.

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