SPENDING REVIEW, TAGLI ALLA SPESA SOCIALE 0 UN’OPPORTUNITA’ DA COGLIERE

La prima domanda da porsi è se la crisi nel paese e in Europa sia vera oppure una invenzione mediatica, un modo come un altro per allarmarci e indebolire la democrazia.

Se pensiamo che la crisi non esiste, la spending review è una strategia per indebolire il pubblico impiego, welfare state, la pace sociale, tocca alzare il tiro, denunciare la mistificazione e fare una battaglia a tutto tondo.
Quindi, NO all’aumento dell’età pensionabile, NO alla perdita della pensione privilegiata, NO alla perdita delle “supervaltazioni”, NO alla chiusura o accorpamento di Enti, NO alla chiusura di ospedali, scuole, NO a Monti e al suo governo di banchieri, NO ai nominati, torniamo al voto.
Viceversa, se pensiamo che tutto sommato il tempo delle vacche grasse è finito, l’occidente, l’Europa e l’Italia devono cominciare a immaginarsi più poveri, con meno garanzie allora il discorso è diverso. La domanda che segue è per quanto tempo dobbiamo combattere contro la crisi? A cascata, come ci facciamo carico di questa crisi? Quali categorie possono pagarla, attutirla meglio? Qual è il limite in cui la pace sociale diventa a rischio? La Grecia ci può insegnare qualcosa? Come militari e poliziotti, cosa siamo disposti a pagare?

E’ evidente che a seconda della risposta che abbiamo dato in premessa, il da farsi è diametralmente opposto. A mio modestissimo parere, siamo messi male, la crisi c’è e non la conosciamo tutta, il rischio di derive populistiche, autoritarie, scontri sociali, impoverimento generale lo annuso tutto. Da Torino, passando per Novara con una sosta a Roma, non c’è amico, parente, conoscente, collega che di questi tempi non mi racconta di ristrettezze, perdita di lavoro, cassa integrazione, chiusura di ditte di cui direttamente o tangenzialmente è coinvolto. Un po’ come i tumori, ognuno di noi ha qualche storia da raccontare nelle nostre vicinanze. Paradossalmente, sento questo disagio più al Nord che in Calabria, lì, il punto di equilibrio è già stato raggiunto, addirittura qualcuno pensa un ritorno al paese natio ben più contenuto nelle spese del Nord. Se questa sensazione è reale tocca essere pragmatici.

Per alcuni versi questo discorso lo abbiamo già affrontato alcuni anni fa in occasione di una Delibera del COCER AM in cui sostenevamo che i colleghi con più di 40 anni contributivi, tutto sommato, potevano andare a casa. Si trattava di “emendamenti ecosostenibili” in risposta al DL 112 di Brunetta. Contro quell’opzione del Decreto Brunetta si levarono in primis gli SS.MM. a seguire le restanti Sezioni Cocer con le note “pro specificità”. In realtà quella levata di scudi, dava l'impressione che non era per l’appuntato che faceva servizio nella strada, ma per il colonnello/generale che avrebbe potuto ricoprire qualche incarico presitgioso. Dal 2008, quel Decreto non fu mai applicato ed oggi abbiamo 5/6000 colleghi che si aggiungono agli esuberi a causa di eventuali aumenti di età pensionabile.

Medesimo discorso è stato quello dello SCIPPO DELLE RISORSE DEL RIORDINO/RIALLINEAMENTO DELLE CARRIERE dei NON DIRETTIVI. A fronte di Tremonti che disse “..salvo il saldo, alla finanziaria, fate che volete…”, una sorta di coro all’unisono, Stati Maggiori, Politica e Sezioni Cocer (esclusa l’AM), hanno gridato alla specificità, all’intoccabilità, con il risvolto che sono stati pagati gli automatismi della dirigenza con le risorse dei NON DIRETTIVI. Miopia, scandalo e nanismo politico all’ennesima potenza. ATTENZIONE a ripetere gli stessi errori. O gridiamo a Monti vattene a casa, oppure suggeriamo dove andare a tagliare, non c’è via di mezzo.

Non si tratta di fare una guerra tra poveri, tantomeno tagliarsi gli attributi per far dispetto alla moglie, ma di sano pragmatismo volto a ristabilire gli equilibri. Nello specifico, non voglio suggerire a Monti di NON ACCORPARE, NON CHIUDERE GLI ENTI, o di ALLUNGARE IL BRODO PER GLI ESUBERI, devo avere il coraggio di dire dove tagliare, dove recuperare i soldi, quali sono gli sprechi. Per esempio, se è vero che siamo in esubero perché SI CONTINUANO A FARE STRAORDINARI (sopra i 100milioni di euro annui)? Perché si pagano i CFI (circa 200milioni) anziché stornare l'aggravio di attività con recupero ore, licenza? Perché si continua a dare il premio contro l’esodo dei piloti? Perché non si chiudono i tribunali militari? Le missioni all’estero, soprattutto quelle che non sono nei teatri operativi, che la finanziaria del 2010 indicava la riduzione al 50%, a che punto siamo? Soprattutto, se sacrifici ci devono essere, le OMOGENIZZAZIONI STIPENDIALI sono il privilegio elevato all’ennesima potenza, persino la fondazione ICSA (con ex Capi di SS.MM. – pag.29) ha evidenziato l’anomalia tutta italiana. L’elenco della spending review possiamo e dobbiamo farlo noi, sempre che la crisi esista. L’elenco dei suggerimenti da tagliare è lungo, con le risorse risparmiate potremmo suggerire di utilizzarle per attutire il processo di ristrutturazione ed esodo del personale, una sorta di fondo, paracadute per il futuro. Ieri ho votato contro l'ennesimo Comunicato Stampa del Cocer interforze che dice tutto e niente, non si sporca le mani, maliziosamente silente. Populismi, e posizioni volte a dire NO sono utili a coloro che vogliono continuare a vivere di rendita e non mettere in conto che il tempo delle vacche grasse è finito anche per loro.

Ferdinando Chinè

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